Un ruolo sempre più strategico, ma ancora reattivo
Secondo l’OMS, nei paesi ad alto reddito un paziente su dieci subisce un evento avverso durante il ricovero e quasi il 50% di questi eventi sarebbe prevenibile. Il risk management sanitario è ormai riconosciuto come leva strategica per la qualità delle cure, eppure nella pratica operativa continua a funzionare in modo reattivo: si attiva dopo l’evento critico, anziché prevenirlo.
Su questo scarto tra teoria e pratica si inserisce il lavoro di Connect, che punta a rendere il risk management un processo continuo e operativo all’interno delle strutture sanitarie.
Il limite dei modelli tradizionali non sta nella capacità di classificare i rischi, ma nella difficoltà di coglierli in tempo, prima che diventino eventi concreti.
I limiti degli approcci tradizionali
Gli approcci consolidati, come quelli definiti dagli standard dell’ISO, — in particolare dalla ISO 31000:2018 (Risk management – Guidelines) — si basano su strumenti come le matrici probabilità e impatto, fondamentali per la mappatura dei rischi ma per loro natura statici.
Questi strumenti fotografano il rischio in un dato momento, ma non ne colgono l’evoluzione nel tempo.
Il ruolo dei segnali deboli
Negli ultimi anni l’attenzione si è progressivamente spostata su un elemento più difficile da gestire ma decisivo: i cosiddetti segnali deboli, ovvero quegli indicatori che precedono il verificarsi di un evento critico.
Si tratta spesso di piccoli scostamenti, come un ritardo rispetto a una procedura, una deviazione da una linea guida o un’anomalia organizzativa. Presi singolarmente possono sembrare trascurabili, ma nel loro insieme possono anticipare situazioni di rischio.
Il tema è ampiamente trattato anche in ambito internazionale, ad esempio dall’OECD, che nel report Mapping Emerging Critical Risks (2024) li identifica come strumenti fondamentali per anticipare scenari complessi, sottolineando che attendere evidenze consolidate significa spesso intervenire quando il rischio si è già materializzato.
Dalla teoria all’operatività
In ambito sanitario la gestione dei segnali deboli presenta una criticità evidente: sono numerosi, difficili da individuare e richiedono un livello di attenzione costante che difficilmente può essere sostenuto solo dall’operatore.
A questo si aggiunge un problema concreto: linee guida, procedure e protocolli esistono, ma non sempre raggiungono l’operatore nel momento in cui servono.
Il problema non è l’assenza di regole, ma la loro mancata integrazione nella pratica quotidiana.
L’approccio Connect
Il lavoro sviluppato da Connect introduce un cambio di prospettiva: l’obiettivo non è sostituire i modelli esistenti, ma renderli operativi, intervenendo nel momento in cui il rischio è ancora in fase latente.
Il sistema agisce come un livello di monitoraggio continuo sopra i processi esistenti, intercettando i segnali deboli nel momento in cui emergono e segnalandoli agli operatori nel contesto specifico in cui operano.
Segnalazioni tempestive e contestualizzate
Nel concreto, questo significa che il sistema è in grado di evidenziare situazioni potenzialmente critiche nel momento in cui si verificano.
Può trattarsi, ad esempio, di una prescrizione non coerente con le condizioni del paziente oppure di un passaggio previsto da protocollo che non risulta eseguito. In questi casi, la segnalazione consente all’operatore di intervenire immediatamente, evitando che la criticità evolva in un problema più serio.
Un supporto al processo decisionale
Il sistema non interviene sulle decisioni, ma supporta l’operatore.
La responsabilità resta in capo al professionista, che verifica la segnalazione e decide se intervenire.
Integrazione con i sistemi esistenti
Il lavoro sviluppato da Connect si basa anche sulla capacità di integrarsi con i sistemi già presenti nelle strutture sanitarie.
Le informazioni vengono recuperate e rese disponibili nel contesto operativo, senza richiedere agli operatori di cambiare strumenti o modalità di lavoro. Questo consente di mantenere continuità nei processi e, allo stesso tempo, arricchirli con nuove capacità di analisi e controllo.
Ridurre la complessità
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il supporto al personale sanitario. L’elevato numero di informazioni, la complessità dei percorsi clinici e la pressione operativa rendono difficile mantenere una visione completa della situazione.
Il sistema aiuta a rendere più leggibile questa complessità, evidenziando ciò che è rilevante e permettendo agli operatori di concentrarsi sulle decisioni, piuttosto che sulla ricerca e verifica delle informazioni.
Il ruolo della tecnologia
Dal punto di vista tecnologico, il sistema si compone di moduli intelligenti indipendenti, ciascuno dedicato a monitorare specifiche condizioni o regole.
Questo consente di gestire contemporaneamente un numero elevato di situazioni e di adattare il sistema ai diversi contesti operativi, senza aumentare il carico per gli utenti.
Verso un modello integrato di qualità
Accanto agli aspetti tecnologici, resta centrale la dimensione culturale.
In molti contesti il risk management continua a essere percepito come un’attività formale o come un controllo a posteriori.
Il lavoro in corso si inserisce in un cambiamento più ampio, orientato a integrare la gestione del rischio nei processi quotidiani e a rafforzarne il ruolo nella prevenzione.
In questa prospettiva, il confine tra risk management e qualità tende a ridursi. L’obiettivo non è eliminare il rischio — impossibile in un contesto complesso come quello sanitario — ma costruire sistemi capaci di intercettarlo prima che produca danno, trasformando la gestione del rischio da adempimento formale a pratica quotidiana.
Questo approccio si inserisce in un percorso più ampio, già approfondito in precedenti contributi:
